Le inculate prese

Pensavo al modo di dire ‘mi son preso/a un’inculata’..ma perchè viene usato correntemente con accezione negativa?

Certo, se mi chinassi nella doccia di una palestra per raccogliere la saponetta e contestualmente sentissi conficcarsi nel mio retto un poderoso bastone di carne, per me avrebbe tale accezione.

Ma poniamo che ad essersi presa un’inculata da me sia Giovanna. Qui le cose cambiano e l’accezione diventa decisamente positiva. Per lei e per me.

A pensarci bene l’ho sodomizzata solo una volta. Pareva reticente, ed ero troppo occupato nel godere e farla godere in molti altri modi per insistere su quel versante. Aveva anche sostenuto, ricordo, che troppo sesso anale rovina l’ano stesso. Lo sforma. Bah.

Tra di me poi penso: e se anche fosse? Mica ti sforma la bocca, o il naso.

Lei era sdraiata sul bordo del letto, aperta. Io forse le avevo leccato la fica, e comunque stavo giocando con il mio cazzo duro sulla sua fica. Era bagnata, eccitata, vogliosa. La torturavo e scesi a puntare l’ano con la cappella, portandomi dietro da sopra un po’ di preziosi umori per umettare sotto. La guardavo ridendo, lei aveva capito quali sarebbero state le mie intenzioni di lì a poco. Intanto il gioco che poco prima facevo su vulva e clitoride ora lo praticavo insistentemente sul buco nero. Spingevo con la grossa cappella, e a un certo punto con una delle spinte entro agevolmente mentre Giovanna sgranava gli occhi. Scivolava dentro che era una meraviglia, e allora feci pressione e lo feci entrare tutto. Un po’ per il gusto della prepotenza, un po’ per aprire bene l’ano, renderlo ben elastico, prepararlo al seguito.

Quando lo sentii tutto dentro, l’erezione divenne marmorea. Lo estrassi e la presi risoluto per un braccio, la misi rapidamente a terra col culo alto e ben aperto, e la cominciai a trivellare lentamente da sopra a sotto. Lo facevo scorrere tutto fino a spingere coi coglioni sull’orifizio colmo e dilatato: il più sublime massaggio alla verga, l’essenza della dominazione e del possesso.

Diedi ritmo al coito molleggiandomi sulle gambe in modo progressivo, e in modo altrettanto progressivo scavavo sempre più a fondo. Fino all’orgasmo.

Arrivai con un forte grugnito, sbuffando dal naso. Quel giorno era già il terzo o quarto orgasmo eppure sentii esplodere copioso il mio sperma, le palle in fermento.

A ripensare oggi all’intensità di quell’inculata, avrei dovuto farla anche cavalcare sopra di me col cazzo tutto conficcato dietro. L’avrei dovuta inculare di più.

Le inculate prese

In

Forse uno dei motivi per cui amo procrastinare la penetrazione durante un rapporto sessuale è il fatto che vivo quello come un momento particolarmente magico.

La procrastinazione porta l’erezione a livelli estremi e allo stesso tempo lubrifica la femmina, che arriva ad avere un bisogno vitale dell’introduzione della verga nella sua calda vulva.

La prima penetrazione di un rapporto è raro che sia secca e diretta.

Per prima cosa mi piace giocare con la cappella sul clitoride e le labbra. E lì può essere una tortura tremenda per la femmina già lungamente eccitata nelle ore precedenti.

Poi arriva il momento in cui la cappella scivola dentro, quasi per caso. Con un piccolo gesto pelvico la assesto tutta dentro comodamente, poi mi fermo. Temporeggio massaggiando l’ano, introducendovi anche una o due falangi.

Infilo altri 6-7 centimetri di cazzo, e sento il respiro crescere. Una brevissima pausa e affondo. Lo spingo tutto dentro fino a far toccare clitoride e testicoli. E qui il respiro inciampa, fuoriesce un gemito (o in altri casi un grugnito, o in altri ancora un urlo profondo).

E io, in questo momento, ebbro di eccitazione, per un terribile istante sono dilaniato dalla scelta tra proseguire così o partire con forti staffilate.

In

hot smell

Amo l’odore caldo del sesso in estate. Amo il sesso in saturi microclimi estivi.

Se da un lato l’aria calda e pesante genera spossatezza, dall’altro essere avvolti da una nube immaginaria di odori forti, aggressivi e penetranti esalta l’eccitazione. Che a sua volta intensifica ulteriormente gli odori, e così via. Che spirale!

Qualche estate fa ebbi una relazione con la receptionist di una struttura turistica in una località di mare. Tale struttura le aveva messo a disposizione una minuscola depandance situata in mezzo a un prato, e ovviamente si trattava di un manufatto poco isolato a livello termico.

Dopo pranzo aveva due ore libere, ed entrare lì dentro in quell’orario significava accedere a un’altra dimensione.

Una volta arrivai da lei nella mattinata, con alcune ore di anticipo rispetto ai programmi. Tutta la settimana precedente l’avevo insistentemente eccitata a distanza, e un paio di volte ci eravamo masturbati insieme al telefono. Dopo settimane di resistenze ero riuscito ad ottenere una depilazione totale, eseguita dall’estetista con ceretta, comprensiva -ovviamente- dell’area anale. Forse avevo anticipato il mio arrivo da lei perchè non potevo più attendere di vedere e sentire la sua fica senza quell’inutile vestito di peli.

Giunsi in reception che mancava una mezz’ora al suo orario di pausa, la trascorsi in camera coltivando la mia erezione. Quando entrò ero sdraiato nudo sul letto, lei si tolse il costume e mi sorrise orgogliosa della sua depilazione, della mia eccitazione.

Salì sul letto e si sedette sui talloni, mani sulle cosce, schiena eretta. All’improvviso percepii un’odore di femmina reso ruvido da una sfumatura acre. Ormoni di femmina. Lei non l’avevo mai sentita così.

Ci guardammo per un po’, in silenzio. E poi realizzai cosa desideravo maggiormente in quel momento: seduta sulla mia faccia.

 

hot smell

Big

Lo scenario è in penombra, un profumo speziato nell’aria, tu fresca di doccia, nuda, depilata perfettamente e totalmente, purgata.

Ti posiziono sul letto nella posizione che amo, la conosci e hai imparato molto bene ogni dettaglio di come inarcare la schiena, come allargare le gambe e piegare il corpo sulle ginocchia. Di come, attraverso questa sorta di asana, arrivare ad aprire natiche e ano. Il buco nero.

La conosci ma conosci anche il mio perfezionismo maniacale. Perfezionare sempre.

Ti posiziono con estrema cura e dedizione. Mi soffermo via via ad annusare parti di te, ti lecco. Cerco le parti che sono i miei vizi, me le gusto.

Lo so e lo sento che ti aspetti la pressione della mia cappella gonfia sul buco, o magari che sul suddetto batta un po’ la nerchia, come adori. Ti aspetti quella sensazione fisica di violazione. Sentirlo spingere, forzare, aprire e poi la vertigine, l’abisso. Te l’aspetti e la desideri.

Mi accomodo seduto sul letto davanti al tuo viso, apro bene le gambe e le palle sfiorano il tuo naso.

Ho impiegato settimane per preparare il piacere di oggi.

Lui ha un cazzo estremamente grosso, una cappella carnosa e ben scolpita nella sua forma, l’erezione intensa. Lui sa cosa deve fare.

Entra nella stanza senza nemmeno spostare l’aria mentre mi stai leccando il cazzo. Sei calda. Desideravi la penetrazione forte e invece temi che ti tocchi la tortura della procrastinazione. Ti ecciti, sbavi, annsusi, mentre lecchi e succhi. Lui è dietro a te e studia l’obiettivo.

Con un colpo secco ti afferra, punta la cappella sul buco e spinge. E’ dentro. Urli, grugnisci, tremi. Hai il respiro affannato, hai gli occhi lucidi. Non trovo parole per descrivere lo sguardo.

Dico ‘adesso.’, e lui comincia a mettere in azione la macchina. Comincia lento, apre bene il retto, poi sembra dondolare per prendere progressivamente velocità e intensità. Ti scopa il culo a lungo, in percussione, e sudi, sbavi, godi, urli, ansimi, vieni, ti tocchi, mi guardi. Lo sento respirare più forte e all’improvviso estrae il cazzo, si volta di poco, dà gli ultimi quattro colpi con la mano e sborra copiosamente sul pavimento. Ti metto il mio cazzo in bocca e si sente solo il respiro alterato di lui che viene.

Non si sente nemmeno che se ne sta andando.

 

 

Big

Batterlo sul viso

La prima volta che vidi in un film porno un maschio schiaffeggiare la partner con la propria nerchia barzotta, mi venne da ridere. Risi, forse perchè era molto buffo l’attore (come del resto il 95% degli attori porno).

Però poco tempo più avanti, lo feci anche io. Cominciai sulle labbra, estraendolo durante un blow job in ginocchio. Cominciai sulle labbra e ci presi gusto, continuai sulle guance, sugli zigomi, dando ‘manganellate’ sempre più secche e toste.

Lei, prima compiaciuta, poi in difficoltà: ansimava con affanno, sembrava non sapere se prenderlo in gola, se leccarlo o se stare ferma onde evitare colpi ancora più forti sul viso, che era diventato rosso. Impreziosito dall’umido del sudore, della saliva, delle gocce di liquido seminale.

Questa prima volta risale, se la memoria non mi inganna, al 2004. Da allora, sempre memoria permettendo, ho battuto il cazzo sul viso a tutte le donne con cui ho fatto sesso.

Mentre ci ripenso, considero: ma quanto è bello in questo tipo di cicostanza farmi leccare le palle?

Batterlo sul viso

La menzogna

Prima di decidere di fare sesso ci eravamo voluti conoscere. Forse era solo una scusa, e in realtà ci piacevano e ci stuzzicavano quelle ore trascorse insieme parlando, raccontandoci esperienze, piaceri e desideri. A volte tornavo a casa sovraeccitato, immaginando come l’avrei fatta godere, e mi masturbavo.

Tra le cose di cui si era parlato c’erano i piaceri anali. Una vera fissazione per me, un tabu per lei. Tutte le volte che aveva provato a farselo scopare aveva sentito dolori inenarrabili, e per il momento su quel versante si sentiva bloccata.

Arrivò il giorno del sesso, e posso giurare che non avevo alcun intento di corruzione anale. Ne sarei stato a distanza.

Le leccavo la fica da dietro, e vedendo il rosone ben aperto davanti ai miei occhi pensai che non ci sarebbe stato nulla di male nel provare a esplorarlo delicatamente con la punta di un dito. Lo feci, ed ebbi subito la percezione di un ano morbidissimo, pareva già lubrificato. Eppure non l’avevo nemmeno sfiorato con la lingua.

Allora insistetti con la prima falange dell’indice. E, cazzo, era proprio morbido. Ne avevo sentiti pochi di culi così accoglienti subito. E la stronzetta viziata mugolava come una gattina in calore. Infilai all’improvviso indice e medio e rispose con un grugnito fortissimo.

Aveva mentito. Ore di chiacchiere insensate, non ne capivo il motivo.

Tolsi le dita e lo leccai con frenesia. Puntai la cappella e il cazzo affondò come nel burro. Scavai in profondità con tutta l’erezione, tirando per i capelli la sua testa a me. Portai indice e medio al suo naso e affondai il secondo colpo. E poi cominciai la monta: intensa, articolata, sudata, interminabile, dilatante.

Aveva mentito. E mentire non sta bene.

La menzogna